Biagio Marin Biografia p.2
Fa poi l’ispettore scolastico del mandamento di Gradisca, fino al 1923, anno in cui passa a dirigere (per 14 anni) l’azienda balneare e di cura di Grado; dal 1938 al 1941 torna ad insegnare (letteratura, filosofia e storia a Trieste), quindi (fino al 1956) fa il bibliotecario presso la sede triestina delle Assicurazioni Generali. Profondamente segnato dalla morte del figlio Falco (25 luglio 1943), in Slovenia, nel 1945 entra nel CNL di Trieste, diventandone presidente il 27 aprile. Dal 1968 torna a Grado dove resterà fino alla morte avvenuta nell’85. Fra le raccolte di versi, pubblicate a partire al 1912 con "Fiuri de tapo", segnaliamo: "Le litànie de la Madona" (1949), "Solitàe" (1961), "Elegie istriane" (1963), "In non tempo del mare" (1965), "El mar de l’eterno" (1967), "I canti de l’isola" (1970 - raccoglie tutte le poesie pubblicate fino al 1969), "La vita xe fiama" (1972), "A sol calao" (1974), "El critoleo del corpo fracassao" (1976, dedicata a Pasolini), "In memoria" (1978), "Nel silenzio più teso" (1980), "Poesie" (1981), "La vose de la sera" (1985).. Biagio Marin, la terra d’origine, il paesaggio che gli ha dato i natali, che ha accolto in particolare la sua infanzia e, poi, dal ‘68 gli ultimi diciotto anni della sua vita, è risultata determinante. Grado, alla fine del secolo scorso era una piccola e isolata isola (non è un gioco di parole) della laguna compresa tra le foci dell’Isonzo e del Tagliamento. Solo più tardi sarebbe uscita dal suo secolare isolamento diventando una meta turistica prima asburgica, poi veneta e mitteleuropea, quindi un centro commerciale e di pesca collegato alla terraferma e alla vicina Istria. Il mare lagunare di Grado, aperto, sempre in moto ad oriente e a ponente, col santuario di Barbana poco distante costituisce il luogo essenziale della poesia di Marin. Biografia di Biagio Marin 1 - 2 - 3 - 4
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